lunedì 28 gennaio 2013

Le alternative dell'America Latina


Si è concluso nei giorni scorsi a Santiago il vertice Euro-Latinoamericano dei capi di stato e di governo, un appuntamento che a scadenza annuale scandisce l'agenda delle relazoni biregionali tra America Latina ed Unione Europea. Un evento che da qualche anno a questa parte viene accompagnato da iniziative parallele quali il vertice delle imprese, e, aspetto più interessante, da una “Cumbre de los Pueblos”. Un controvertice dei popoli, in occasione del quale movimenti sociali latinoamericani ed europei hanno stilato la loro agenda per nuove relazioni tra i popoli, in una critica forte all'impianto “liberista” dell'architettura delle relazioni eurolatinoamericane. 

 Non è un caso che in America Latina oggi si incontrano e scontrano due sinistre. Quella incarnata dal governo di Dilma Rousseff in Brasile, paese fino a l'altroieri in fase di crescita economica da brivido, e che oggi rischia di subire gli effetti della crisi economico-produttiva globale. Una sinistra pragmatica, che guarda ai dieci anni trascorsi con l'amministrazione Lula, ed ai risultati impressionanti conseguiti nella lotta alla povertà ed all'esclusione sociale, nonché al rafforzamento dei settori produttivi ed industriali del paese. Brasilia ambisce ad un ruolo di spicco a livello mondiale, sul mercati globali, nelle sedi di governo internazionale, quali il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Persegue con determinazione un'agenda di crescita “equa” ma fondata sull'espansione a dismisura delle grandi infrastrutture, da quelle nell'ambito dell'IIRSA (Iniciativa para la Integracion de la Infraestructura Regional Suramericana), alle grandi dighe che nei prossimi anni richiano di stravolgere ecosistemi delicatissimi quali la foresta Amazzonica.

 E dall'altra le parole miti del presidente uruguayano Pepe Mujica, che fa leva sulla sobrietà dei consumi ed un altro modello di sviluppo che assicuri giustizia ambientale e sociale allo stesso tempo. Nel mezzo i governi “andini”, le esperienze innovative di Ecuador e Bolivia, anch'esse non prive di contraddizioni. Da una parte quelle costituzioni riconoscono i diritti della Madre Terra ed il Buen Vivir e dall'altra quei governi continuano a perseguire una logica estrattiva per assicurare principalmente alla Cina l'accesso a risorse naturali strategiche. Insomma, una contraddizione che dovrebbe essere colta come opportunità per aprire canali di confronto e di critica all'impianto delle relazioni esterne dell'Unione Europea e di ricostruzione di una nuova agenda nelle relazioni tra Italia e America Latina, un continente non più “patio trasero” di Washington, e nel quale si stanno affermando con forza partenariati nuovi con i paesi BRICS. 

Certamente la strada è ancora lunga, ma dal vertice di Santiago emergono alcuni elementi che potrebbero contribuire ad aprire una nuova stagione nelle relazioni biregionali. Da una parte l'agenda adottata pare ispirata ad un solido impianto di mercato e di liberalizzazioni sostenuta dalla stragrande maggioranza dei paesi latinoamericani, in una dichiarazione finale accolta “per acclamazione”. Dall'altra però i governi latinoamericani riaffermano con determinazione il loro diritto a attuare politiche nazionali al riguardo, rivendicando la propria sovranità economica e politica nei confronti di un passato nel quale i dettami del Fondo Monetario Internazionale della Banca Mondiale avevano ristretto a dismisura lo spazio nel quale poter praticare politiche di sviluppo. 

E non solo. Ogni politica dovrà essere fondata sulla cooperazione e la “complementarietà” la solidarietà e l'inclusione sociale, la responsabilità ambientale (e si noti bene secondo il principio delle responsabilità comuni ma differenziate, che in gergo equivale a dire “riconoscimento dell'equità e del debito ecologico e storico”). Inoltre, sul tema della responsabilità sociale dell'impresa, che è stato in passato al centro della critica e dell'analisi di alcune sessioni del Tribunale Permanente dei Popoli, si ritiene “vitale” che gli investitori “rispettino il diritto nazionale ed internazionale, in particolare sui temi del fisco, della trasparenza, tutela dell'ambiente, sicurezza sociale e lavoro”. 

 E' il tema della sovranità a fare la parte del leone, giacché se da una parte si riconosce - come da routine - la necessità di promuovere regole stabili ed aperte per assicurare i diritti degli investitori dall'altra si riconoscono i diritti sovrani degli stati ad adottare regole proprie. A riequilibrare il tutto il rituale appello al rilancio del negoziato di Doha presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio. Tra le novità un capitolo sulle politiche di genere e contro la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne, ed un forte riferimento alle questioni climatiche. 

La “Cumbre de los Pueblos” si è invece conclusa con una dichiarazione che punta il dito contro le relazioni attuali tra UE ed America Latina, fondate sulle istanze di liberalizzazione degli scambi commerciali a discapito del rilancio delle politiche sociali ed ambientali, In realtà questa doppia agenda europea è incarnata, alla luce del fallimento dei negoziati OMC, dalla negoziazione di accordi regionali o bilaterali, (non solo con l'America Latina, ma anche con i paesi Africani – si vedano di Accordi di Partenariato EPA) con i quali l'Unione tenta di reintrodurre in agenda, e per l'interesse delle lobby imprenditoriali, le proprie priorità quali accesso ai servizi, e liberalizzazione degli investimenti, sulle quali si è arenato il negoziato OMC. 

Il documento dei movimenti ricorda le cause della crisi finanziaria ed economica in Europa ed i costi sociali delle politiche di austerità e contrazione della spesa pubblica imposte dal Fiscal Compact, al fine di “salvare le banche, facendo pagare ai popoli i costi della crisi”. 
Un modello che in ambedue i continenti si manifesta attaverso “la privatizzazione e mercantilizzazione dei servizi pubblici, lo smantellamento del welfare state” la precarizzazione della forza lavoro, l'estrattivismo, e la mercantilizzazione dei beni naturali e sociali propri dei popoli”. La formula proposta passa dalla nazionalizzazione, e la collettivizzazione dei beni e servizi e dei mezzi di produzione, ed il riconoscimento della natura come soggetto di diritto. Questo implica “passare dalla resistenza alla produzione di alternative che contengano una proposta integrale” per il futuro di ogni paese, promuovendo il paradigma del “buen vivir” e la difesa dei diritti della terra per un'economia plurale e solidale, la democrazia diretta ed il speramento della precarietà.

In questo contesto, e guardando al nostro futuro immediato, al programma politico per le elezioni ed un possibile governo di centrosinistra, va ricordato che il congresso di SEL di Firenze adottò un documento strategico preparato dal Forum nazionale di SEL sulle politiche internazionali, dal titolo “Nostra Patria è il mondo intero” nel quale si definiscono alcune chiavi di lettura e proposte di lavoro per SEL verso l'America Latina. Proposte che rientrano nel solco di un sostegno forte alle esperienze di governi progressisti, e dei processi di integrazione regionale, quali UNASUR Tutto ciò tenendo a debito conto le contraddizioni che tuttora sussistono tra urgenza di pagare un debito sociale accumulato nel corso dei decenni nei confronti delle generazioni attuali, ed un modello di sviluppo che rischia di accumulare un ingente debito ecologico nei confronti delle generazioni a venire. 

Secondo quanto detto nel documento, le esperienze di movimento e di governo progressista per il "Socialismo del XXI Secolo" segnalano l’’urgenza di rielaborare il concetto di potere, non inteso come ““presa della stanza dei bottoni””, ma come opportunità per servire il bene comune.” Inoltre, “Le rivoluzioni cittadine”” in alcuni paesi dell’’America Latina traggono significato dalle profonde trasformazioni in corso in quelle società come prodotto collaterale rispetto all’’ascesa al potere di formazioni politiche ““progressiste””. Per questo SEL si impegnerà in un dialogo costruttivo e concreto con le realtà politiche progressiste e di base e i movimenti sociali che oggi provano a costruire un progetto di società più giusta e partecipata, sostenendo proposte di trasformazione radicale delle relazioni commerciali e di investimenti tra quel continente e l'Unione Europea. Insomma, un'agenda futura di lavoro per Sinistra Ecologia e Libertà, che attraversa le proposte dei movimenti sociali e le esperienze delle sinistre progressiste nel continente, nel riconoscimento della necessità di nuove relazioni tra Unione Europea e continente Latinoamericano, ed anche tra Italia ed America Latina, che guardi ai beni comuni, al rafforzamento dei processi di democrazia reale, alla sicurezza umana, ai diritti di cittadinanza, la sovranità alimentare, la giustizia climatica, alla cooperazione ed all'altraeconomia come chiavi di volta per relazioni giuste tra i popoli.

1 commento:

Felice Besostri ha detto...

A QUANDO UN MANIFESTO EURO-INDIO-LATINO AMERICANO PER UNA SINISTRA SOCIALISTA DEMOCRATICA AUTONOMA E ALTERNATIVA?